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Archive for the ‘politica’ Category

Hasta Siempre…

Sono un fervente anticomunista e non mi sono nuove le atrocità commesse da Fidel e Compañeros nella Isla Grande. Una recente discussione con una amica ha risvegliato la mia curiosità e la voglia di informarmi. Non mi era nuova neanche l’efferatezza del tanto decantato e santificato Ernesto Guevara, ma questo è un primo, impressionante, racconto che sono riuscito a trovare. Leggerò prima o poi qualche cosa di Reinaldo Arenas, ammesso che riesca a trovarlo in Italia.

Ecco cosa scrive un certo Pierre San Martin sul giornale El Nuevo Herald digital del 28 dicembre 1997. L’ho trovato su http://www.cubaitalia.org/, ma girando sulla rete si trovano tanti siti organizzati da esuli e dissidenti cubani. Spero che qualcuno capiti su questo blog e lo legga:

Erano gli ultimi giorni del 1959. In quella cella fredda e scura sedici prigionieri dormivano per terra e noi altri sedici rimanevamo in piedi per permettere loro di sdraiarsi, ma questo non ci preoccupava, l’unico nostro pensiero era che eravamo vivi e questo era l’importante. Vivevamo ora per ora, minuto per minuto, secondo per secondo senza sapere cosa sarebbe successo l’attimo seguente.

Un’ora prima del cambio della guardia sentimmo la porta di ferro aprirsi e lanciarono una persona nella già affollata cella. Con l’oscurità non potemmo renderci conto che era un ragazzino di dodici, massimo quattordici anni.

– E tu perché sei qui?- chiedemmo quasi all’unisono.

– Perché ho provato a difendere mio pare, ma l’hanno fucilato ugualmente, quei figli di puttana.- ci rispose, guardandoci con la faccia ferita e insanguinata.

Ci guardammo per cercare una risposta consolatrice per il ragazzo, ma non la trovammo. Avevamo già tanti problemi… Erano già due o tre giorni che non si fucilava e cominciavamo a sperare che quell’incubo fosse finito. Le fucilazioni sono impietose, ti tolgono la vita quando più la necessiti per te e per i tuoi cari, senza ascoltare i tuoi desideri di vita.

La nostra allegria durò poco. La porta si aprì di nuovo e chiamarono dieci di noi, compreso il ragazzo. Non li avremmo più rivisti. Come si poteva togliere la vita a un ragazzino in quella maniera? O forse ci sbagliavamo, forse stavano per liberarci? Vicino al muro dove si fucilava, con le mani sui fianchi, camminava l’abominevole Che Guevara.

Diede l’ordine di portare per primo il ragazzo e gli ordinò di inginocchiarsi. Tutti gli gridammo di non fare quel crimine e ci offrimmo al posto del condannato. Il ragazzo disubbidì, con un coraggio indescrivibile rispose all’infame figuro:

– Se mi devi uccidere devi farlo come si fa con gli uomini, in piedi, e non in ginocchio come i vigliacchi.

Andandogli dietro, il Che ribatté: – Vedo che sei un giovane valoroso…

Sfoderò la pistola e gli sparò un colpo alla nuca che quasi gli tagliò il collo.

Tutti gridammo: “Assassini, vigliacchi, miserabili” e molto altro. Si girò verso la finestrella da cui provenivano le grida e svuotò il caricatore. Non so quanti ne uccise e ferì.

Ci rendemmo conto di questo incubo, dal quale non potremo mai svegliarci, dopo un po’, nell’ospedale Calixto García, dove ci avevano portati feriti. Capimmo dopo non so quanto tempo che la nostra unica salvezza era la fuga, la nostra unica speranza di sopravvivere.

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La pubblicità è l’anima del commercio.
E quando la politica diventa commercio è ovvio che si serva della pubblicità.
E per non farlo notare usa la pubblicità ingannevole e subliminale, mascherandola da informazione.

Non voglio certo dire che tale simpatica usanza sia nata oggi in Italia e che non sia stata tipica dei precedenti Governi, ma è un dato di fatto, che non sfugge alle persone un po’ più attente della media, che l’attuale governo ce la stia mettendo tutta in fatto di propaganda.

Un esempio che voglio portare è quello dell’abolizione dei costi di ricarica inserita nel pacchetto delle cosiddette liberalizzazioni.
Non voglio discutere sul merito delle liberalizzazioni vere e proprie: non ho la competenza per farlo (anche se da cittadino potrei dirne di cose, ah! se potrei).
Voglio solo, in questo ambito, discutere sulla vera appopriazione indebita da parte del Governo, del merito di altre persone e altre Istituzioni nazionali e sovranazionali sull’abolizione dei costi di ricarica delle schede prepagate dei gestori di telefonia mobile nazionali.

Leggete i due articoli che appaiono sul sito de La Repubblica: 1 e 2.
Poi leggete le dichiarazioni di Andrea D’Ambra, il vero promotore della petizione on-line che ha permesso di smuovere le cose: 1 e 2.

La petizione ha raggiunto oltre 800.000 firme, è stata presentata direttamente alla Comunità Europea, che ha incaricato l’AGCOM (e non il Governo) di svolgere un’inchiesta.
L’intervento diretto del Governo avrebbe rappresentato una grave ingerenza sul mercato, e sarebbe, inoltre, andato in conflitto con le competenze di una autorità preposta a risolvere questo tipo di problemi.

Insomma, il Governo, attratto da un bacino di consenso così ampio, sta propagandando come propria una soluzione che è dovuta ad altre persone e ad altre istituzioni.
Non vedo i mezzi di comunicazione di massa enfatizzare questa distinzione importante, vedo che la gente è spinta sempre di più da una percussione mediatica notevole ad attribuire al Governo meriti che non ha.
E a far sembrare meriti le cose che invece, non tanto lo sono…
Ma qui entreremmo troppo nella politica, quindi mi fermo.

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